Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Sudafrica, Lesotho, Swaziland (2014)
3700km alla scoperta dell'Africa insieme ai figli
Kokstad, KwaZulu-Natal - 1° agosto 2014

Nessun itinerario logico in Sudafrica passa dal Lesotho e del resto il Lesotho rientra nell'elenco delle mete per le quali, invariabilmente, prima o poi qualcuno mi chiede perché. Io, ormai, non ci provo più da anni a rispondere.

Ne abbiamo fatti circa centottanta per attraversarlo lungo l'asse meridionale, la regione più remota. Cinque-sei ore di Africa profonda, che ti entra fin dentro alle ossa, che la piangeresti di commozione ad ogni chilometro.
Sono stati centottanta impegnativi, di strade tortuose, a tratti sterrate o di asfalto divelto costellato di buche profonde, spesso inevitabili e cattive, improvvise e pericolose; centottanta chilometri di canyon mozzafiato, di arrampicate vertiginose sui fianchi di montagne frantumate dall'erosione, scollinando passi ad oltre duemilacinquecento metri di quota che non puoi fare a meno di ringraziare di transitarli durante un inverno particolarmente secco, ché nemmeno voglio immaginarlo affrontare certe strade con la pioggia o, peggio, con la neve, che talvolta qui cade copiosa. E infatti i torrenti in quota sono ghiacciati.

Sono stati, soprattutto, centottanta di villaggi fatti di sole capanne circolari in pietra, spesso costruite con muri a secco, mosaicate di panni stesi multicolore. Di gente che cammina lungo la strada, in mezzo al vuoto, che saluta; di bambini che sorridono trascinando automobiline costruite a mano con pezzi di filo di ferro recuperato; di scolari, tantissimi scolari in divisa, ovunque, in luoghi così assurdi e dimenticati che non puoi che meravigliarti dell'evidente e capillare programma di scolarizzazione portato avanti nel Paese; di donne che avanzano trasportando pesanti taniche d'acqua in equilibrio sulla testa; di uomini a cavallo col volto coperto dal passamontagna, ché in quota fa freddo e il cavallo è ancora un mezzo di spostamento assai diffuso fra queste montagne.
Centottanta chilometri fuori da misure consuete di quotidianità e di spazio, a orientarci con la carta geografica e contando le distanze, calcolando i tempi, come facevamo anni fa. I viaggi iniziano quando misuri in ore, invece che in chilometri, quando chiedi quanto è distante e ti rispondono con un tempo.

Il Lesotho finisce con un caotico villaggio affollato di lavoratori frontalieri, minibus, pick-up, mercati all'aperto. Finisce davanti a una rete che segna un confine e a uno stretto e malandato cancello che consente a malapena il transito di un veicolo per volta. Al cancello finisce anche l'asfalto divelto e bucato: di là, fuoristrada su sterrato impegnativo, ché il Sudafrica che ti accoglie oltre frontiera è desolato e vuoto per un po' di chilometri ancora.
Entriamo nel KwaZulu-Natal.

Phophonyane Falls, Swaziland - 5 agosto 2014

Quindi stiamo per addormentarci in una vecchia casa coloniale, nel bel mezzo della foresta di Phophonyane falls, Swaziland settentrionale, a poche decine di chilometri dal Kruger e dal confine col Mozambico. Siamo circondati dall'oscurità più totale, cullati dal rumore della cascata in sottofondo che sembra pioggia torrenziale.
I nostri letti sono avvolti da grandi zanzariere a tenda, più o meno inutili perché siamo in stagione invernale e sembra non volare una mosca, ma comunque non si sa mai. Prima di venire a letto ho fatto due passi al buio fuori nella foresta, orientandomi con la lampada frontale, ed è stato piuttosto inquietante e affascinante.

Il nostro cottage è organizzato su due piani, il secondo costruito su un larghissimo soppalco interamente in legno, sfruttando il tetto molto alto in paglia e travi. Al piano superiore ci sono un letto matrimoniale e un letto singolo, al piano inferiore due letti singoli, la cucina, il salone e il bagno. Tutto l'arredamento e le finiture sono in stile misto coloniale e swazi, una mescolanza curiosa, fatta di colori, tessuti, legni, accessori moderni e antichi mescolati fra loro.
Siamo arrivati qui abbandonando la strada principale che proseguiva verso la frontiera col Sudafrica e penetrando la foresta grazie a una pista scavata nella terra rossa, la cui polvere ha in breve ricoperto il nostro fuoristrada conferendogli un aspetto assai avventuroso, quel tipo di immagine che ti aspetti viaggiando in Africa e che ai ragazzi, che stanno dormendo avvolti nelle loro zanzariere, piace sempre moltissimo (e anche me, inutile dirlo).

Lo Swaziland ci ha accolti col caldo. Arriviamo dai gelidi safari di Ithala e siamo colti un po' alla sprovvista: fin qui avevamo viaggiato col piacevole clima dell'inverno australe sudafricano, ora è evidente che ci stiamo avvicinando al tropico e la stessa vegetazione della foresta è un misto fra alberi che sembrano conifere (siamo sempre in quota) e piante tipiche della latitudine effettiva.
Lungo la strada abbiamo fatto la spesa a un grande e rifornito supermercato presso una stazione di servizio: per un attimo è quasi sembrato di essere a casa, finché in coda alla cassa non ci siamo trovati dietro a un paio di swazi vestiti in modo tradizionale, con la piuma rossa in testa.
Fotografie d'Africa che rimarranno solo nei nostri occhi.

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