Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Svalbard (1987)
aria di Polo Nord all'80░ parallelo
Il vento non lo dimenticheremo mai. Le migliaia di gabbiani che volteggiano nell'aria alla ricerca delle pi¨ spericolate evoluzioni non sembrano curarsene, concentrati nel loro volo radente sull'oceano, indifferenti alle raffiche che li aggrediscono, dominatori incontrastati degli elementi e del cielo polare.
Neppure questi uomini che ci vengono incontro sulla pista del piccolo aeroporto sembrano far caso alla furia del vento. Chiudendo ancor pi¨ la cerniera del nostro piumino, li osserviamo scambiarsi rauche risate vestiti solo delle loro magliette di cotone senza maniche. Una breve nevicata ci distoglie dalle nostre riflessioni.

Il vento Ŕ una delle caratteristiche famose delle Svalbard. La sua voce, forte e potente in tutto l'arcipelago, Ŕ una componente essenziale della particolare atmosfera che si respira nell'Artico. Il vento Ŕ l'unico vero rumore delle Svalbard. Ed Ŕ lui che ci accoglie in questa notte d'estate, una strana notte a dire il vero, dove il sole risplende alto sull'orizzonte, immobile, e colora di una luce quasi lunare il paesaggio che si offre allo sguardo.
Questo sole non Ŕ lo stesso che abbiamo lasciato sul continente. E' freddo, ben diverso dal protagonista indiscusso delle nostre estati, e ha il magico potere di annullare ogni dimensione temporale, confondendo la notte con il giorno, rinunciando all'alternarsi con le tenebre. E' il sole polare, che risplende ininterrottamente per sei mesi in estate e lascia spazio all'oscuritÓ per altrettanto tempo in inverno.

Mentre piantiamo la tenda nella piccola area camping vicina all'aeroporto, cessa di nevicare ed osservo nuovamente il cielo. Mi Ŕ capitato diverse volte di veder piovere con il sole, ma nevicare decisamente mai. Faccio fatica a capire le Svalbard, la loro natura Ŕ al di fuori di ogni logico contrasto che ci si possa attendere.
Pi¨ di duemila uomini vivono qui, in parte norvegesi ed in parte russi, lavorando nelle miniere di carbone pi¨ settentrionali del mondo. Qualcuno di loro ha pensato di sfruttare il piccolo boom turistico che da qualche anno ha interessato l'arcipelago e offre un aiuto ai pochi visitatori che si spingono fino a qua, nel difficile ambiente polare. Alle Svalbard, infatti, se non si Ŕ appoggiati da qualche viaggio organizzato comunque molto raro, Ŕ necessario essere completamente autosufficienti. Sulle isole non vi Ŕ alcuna possibilitÓ di alloggio per turisti che non siano provvisti di un'adeguata attrezzatura da campeggio.
Qui si incontrano spedizioni provenienti da tutto il mondo ed Ŕ per noi motivo di grande orgoglio essere inseriti nel registro del campeggio, fra le cui pagine non figurano che alcune centinaia di persone negli ultimi dieci anni.

A Longyearbyen, capoluogo delle isole, piccolo villaggio minerario e sede del Governatore dell'arcipelago, un cartello sulla porta dell'unico panificio del paese avverte in quattro lingue: "Spiacenti, non vendiamo niente ai turisti". Per gli isolani l'arrivo della televisione nel 1985 e la possibilitÓ di avere a disposizione un collegamento telefonico via satellite con il continente non hanno migliorato il problema dell'approvvigionamento, che dipende ancora dai capricci del clima, dalla possibilitÓ o meno dell'aereo settimanale di atterrare e delle navi di attraccare in porto in caso di tempesta artica.
Girando per il porto di Longyearbyen contrattiamo il prezzo di un passaggio con il capitano del battello che si occupa dei rifornimento alle basi scientifiche disseminate un po' dappertutto lungo le coste dell'arcipelago. Dieci ore di navigazione nell'Oceano Artico, in grado di mettere fuori combattimento qualunque cittadino medio con ambizioni da Camel Trophy, ci portano a Ny ┼lesund, stazione scientifica, osservatorio e centro abitato pi¨ settentrionale del mondo, a quasi ottanta gradi di latitudine nord.
Qui si respira la magica atmosfera delle esplorazioni polari dei primi anni del nostro secolo. Da Ny ┼lesund, infatti, partirono alla volta del Polo Nord - che da qui dista circa 1.000 km - l'italiano Nobile con il suo dirigibile Italia, passato alla storia per il dramma della tenda rossa, ed il grande Amundsen, che scomparve nel tentativo di andare al salvataggio di Nobile. La tragedia collettiva si svolse proprio davanti alle coste settentrionali delle Svalbard. I piloni di ancoraggio del dirigibile Italia rimangono a testimonianza di quello scorcio di storia. Si innalzano nel cielo, un cielo che anche per stanotte non promette niente di buono e il cui color piombo si riflette sulle decine di immensi ghiacciai che si tuffano in mare di fronte a noi, rovesciando in acqua milioni di tonnellate di frammenti di ghiaccio e staccando grossi iceberg.

Il mare sembra ora uno specchio grigio, la sua superficie Ŕ immobile, come se nascondesse una forza misteriosa in grado all'improvviso di esplodere in tutta la sua violenza. E' un mare che incute timore, sebbene la navigazione in queste acque a noi induca ben altre emozioni.

A Ny ┼lesund Ŕ evidente il processo innescato dal turismo. Un piccolo ufficio postale rilascia annulli speciali per il passaporto, si possono acquistare cartoline, souvenir provenienti dalla Norvegia, attestati che dichiarano l'avvenuto passaggio per la stazione e pure orsacchiotti di plastica.
Gli orsi, quelli veri, i formidabili predatori dei ghiacci, trascorrono l'estate sulle coste orientali, lontani dalla presenza invadente dell'uomo. Vederli non Ŕ affatto facile, sebbene alle Svalbard ve ne siamo alcune migliaia, e andare alla loro ricerca Ŕ pi¨ o meno ostacolato dalle autoritÓ locali, a causa delle pericolositÓ di questi mammiferi, che spinti dalla fame possono procurare parecchi guai, ma anche per motivi di salvaguardia della specie. Oggi l'orso bianco Ŕ una delle specie pi¨ protette al mondo.
Se non Ŕ possibile vedere gli orsi, in compenso si possono osservare centinaia di foche alla deriva sui lastroni di ghiaccio che ricoprono la superficie del mare, volpi artiche, migliaia di specie di uccelli e, con un po' di fortuna, anche qualche balena.
Il parco naturale delle isole Svalbard, uno dei pi¨ grandi al mondo, svolge perfettamente il proprio compito di oasi faunistica per la protezione di alcune fra le specie animali pi¨ a rischio del pianeta, offrendo anche lo spettacolo di una minuscola e variopinta flora artica, che riesce a sopravvivere fino a qualche centinaio di chilometri dal Polo.

Dopo esserci procurati noi stessi il diploma di presenza a Ny ┼lesund, cedendo al nostro innegabile spirito turistico, abbandoniamo anche questo avamposto che per il turismo normale rappresenta la meta ultima raggiungibile e, grazie alla collaborazione del nostro capitano, ci spingiamo ancora pi¨ a nord, lasciandoci alle spalle le isole dopo una giornata di navigazione e puntando decisamente in direzione del Polo. A quarantotto ore dalla nostra partenza da Ny ┼lesund la banchisa ci sbarra il passo, costringendoci a mettere - per la prima volta dopo dieci giorni - la prua verso sud. E' una strana emozione quella che ci coglie...

Nella cabina del capitano, fra decine di libri sulle spedizioni polari che ci sono stati messi a disposizione, affrontiamo la nostra ennesima tempesta artica con la mente giÓ rivolta al prossimo viaggio. La magia dell'Artico difficilmente ci abbandonerÓ ed abbiamo ancora un conto aperto con l'orso bianco.
Sua maestÓ, per questa volta, non ci ha nemmeno preso in considerazione.

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