Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Isole Canarie (2013)
fino all'inizio del mondo
10 agosto 2013

Prendi le Hawaii, tipo. Togli loro la giungla, la barriera corallina e i grattacieli di Honolulu. E anche un bel po' di gente, e di cartelli, e di regolamenti americani. Lascia le onde, il colore dell'oceano, i vulcani e la lava. Tanta lava, mari di lava e spiagge nere. Ma anche e molte e soprattutto spiagge bianche, deserte, sconfinate, così grandi che è impossibile abbracciarle con lo sguardo, per quanto in alto tu salga lungo i fianchi del vulcano, arrampicandoti per chilometri grazie a strade vertiginose e sterrate, scavate nei fiumi di pietra lavica, qualche cactus, a volte, qua e là.

Oppure prendi La Reunion. Toglile la giungla e le piantagioni di bouganville, e le baguette dei fornai di St.Denis. Tieni le onde, i tornanti nel vuoto senza parapetto, il vulcano, gli squali.
E il vento. Ma di più, molto di più, più di quanto tu sia preparato, sapendolo prima. L'aliseo costante e violento che spira ininterrottamente e che, se al vulcano sali in cima, può raggiungere raffiche oltre i cento orari, così forti che devi chiedere ai Tati di restare accucciati a terra, o ancor meglio sdraiati, perché potrebbero venire sbattuti a terra, ché tu stesso fai fatica a rimanere in piedi e vorresti aggrapparti a qualcosa.

Prendi poi quel ristorantino in fondo alla penisola di Jandìa. Così remoto e isolato che sembra ci arrivino quasi solo le Land Rover, dopo chilometri di pista sterrata, attraverso dune di sabbia portata dal Sahara e ancora, il solito, mare di lava nera e rossa e gialla, spazzata dal vento sferzante, che ti spinge e trascina fino in fondo alla punta estrema di Fuerteventura, al faro sull'oceano.
E poco prima della fine, un chilometro forse, c'è questo minuscolo insediamento di pescatori, di piccole case basse bianche e roulotte ancorate al terreno sabbioso. Un villaggio di roulotte qua in fondo al mondo, affacciato sull'Atlantico e su una piccola spiaggia nera.
Non c'è quasi anima. A tavola ti portano pescado e queso majorero, che non puoi dire di esser stato a Fuerteventura se non lo assaggi, che l'assaggio va avanti poi un pranzo intero, anche se sai che l'aglio ti tornerà su poi per tutto il pomeriggio.

E il piccolo e abbandonato e sperduto cimitero di Cofete, a pochi metri dalla sabbia infinita di Playa barlovento de Jandìa, chiusa e nascosta al resto del mondo dalla barriera scura dell'antico cratere che la delimita per chilometri, così remota e flagellata da onde cosi grandi da essere quasi claustrofobica, nonostante gli spazi immensi.

E il deserto. E ancora lava. E ancora sabbia. E lava. E sabbia. E onde. E lava. E vento. E oceano.
Soprattutto, e nessuno. Per chilometri e chilometri.

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