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Asia Overland 2002 |
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| Tratta 7 (70°-79° giorno): Friendship Highway |
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Mezzi di trasporto |
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Tratta interamente coperta con un mezzo fuoristrada 4x4 fino alla frontiera fra Tibet e Nepal, poi in taxi fino a Kathmandu. |
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Alloggio e pernottamenti |
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Hotel Wuste a Gyantse, nella zona cinese. Era caro e rumoroso.
Hotel Manasarovar a Shigatse (2 notti), nella zona cinese. Si trattava di un nuovissimo hotel aperto da una compagnia nepalese, molto bello e dotato di ogni comfort. Nel 2002, prezzi promozionali assai concorrenziali. Era un'oasi ideale dove riposare prima di affrontare la salita al campo base dell'Everest, ed anche l'ultimo frammento di comodità per qualche giorno.
Lhatse Hotel a Lhatse. Questo pidocchioso hotel senza corrente elettrica e senza acqua corrente all'epoca del viaggio era l'unico posto in mezzo allo squallore di Lhatse dove ai turisti fosse permesso dormire. Non lo rimpiango, né rimpiango la sua cucina, alla quale probabilmente devo la gastroenterite che mi presi qualche giorno dopo.
Lodge del monastero a Rongphu. Nel 2002 questo lodge era l'unica sistemazione possibile nei pressi del campo base dell'Everest, che si trova 8 km più a monte, a meno di non disporre di una tenda. Era situato proprio a fianco del monastero di Rongphu, ad una quota di cinquemila metri. Non c'era elettricità, né acqua corrente. Tutte le camere avevano peraltro una splendida vista sull'Everest ed erano fornite di piumoni (umidi: indispensabile avere con sé il sacco piuma).
Al di là della sistemazione, dormire quassù non è facile, almeno la prima notte, a causa dell'aria rarefatta e dell'altitudine. La temperatura di notte era attorno agli zero gradi.
Il lodge era gestito da Dorje, un tibetano che in vetta all'Everest ci era già stato due volte con due spedizioni diverse, almeno a quanto raccontava (è comunque plausibile che fosse vero). Dorje cucinava qualcosa per gli ospiti, volendo, ma la dieta era molto povera e se si prevedeva di fermarsi per qualche giorno al campo base era meglio arrivare con un po' di scorte alimentari.
L'acqua qua non è un problema grazie al torrente che scende dai ghiacciai dell'Everest lungo le gigantesche morene che riempiono la valle.
E' anche possibile pernottare direttamente al campo base dell'Everest. Nel 2002 c'era una tenda permanente gestita da una famiglia tibetana, che volendo cucinava anche qualcosa.
Il campo base dell'Everest è un luogo molto inospitale, situato a 5.200m di quota in mezzo ad un ghiaione e di fianco al torrente. Non c'è un vero motivo per cui valga la pena venire a dormire quassù invece che otto chilometri prima e duecento metri più in basso a Rongphu, a meno che non si sia in spedizione per salire la montagna, tanto più che per salire al campo base da Rongphu con il fuoristrada ci vogliono solo dieci minuti, e giù al monastero c'è un po' di vita e di compagnia. La vista sull'Everest, fra l'altro, è praticamente identica.
Si tenga presente che in stagione monsonica (giugno-agosto) questi luoghi sono quasi del tutto deserti, quindi non c'è alcun problema di affollamento. Molto diversa è la situazione durante i periodi adatti alle spedizioni (aprile-maggio e settembre-ottobre), nei quali questa zona diventa addirittura sovraffollata ed è praticamente indispensabile avere la propria tenda.
Hotel Qomolongma a Tashi Dzong. Questa locanda tibetana all'imbocco della valle dell'Everest era molto carina. Nel 2002 non c'era acqua corrente (nelle stanze non c'era neanche elettricità), ma aveva letti confortevoli e grandi piumoni. Nella sala comune c'era l'unica tv del villaggio, per cui la sera vi si radunava tutta la popolazione locale.
Everest Snow Leopard Hotel a Tingri. Era un lodge appena fuori dal paese, ma le camere avevano un'invidiabile vista sull'Everest e sul Cho Oyu. Al ristorante si mangiava bene. No acqua corrente, ma c'era l'elettricità.
Hotel Nga Dhon a Nyalam. Sufficientemente pidocchioso e rumoroso da essere una delle peggiori sistemazioni di tutta la nostra carriera di viaggiatori. Nyalam è un posto orribile, può forse essere un'idea proseguire fino alla comunque squallida Zanghmu, 30 km più a valle. |
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Cose da non perdere e cose da lasciar perdere |
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Il Tibet è stato una delle esperienze più straordinarie della mia vita, forse la più indimenticabile. Il viaggio verso i campi base di Everest e Shisha Pangma erano all'epoca imperdibili. Tutte le scomodità per raggiungere questi giganti himalayani venivano abbondantemente ripagate dai panorami mozzafiato di una delle regioni più spettacolari del pianeta. Oggi al campo base dell'Everest esiste un albergo e la strada per raggiungerlo mi dicono sia stata asfaltata. Non so se la poesia di quei luoghi sia ancora la medesima, ma certamente l'Everest è sempre lui.
Da non perdere anche la deviazione a Sakya, sperduto villaggio fra Shigatse e Lhatse, molto caratteristico. Fra l'altro, a mio avviso e potendo, sarebbe meglio fermarsi a dormire qui piuttosto che far tappa a Lhatse. L'unico vantaggio nel pernottare a Lhatse è che si guadagnano almeno due ore sulla salita verso Rongphu.
Tashi Dzong merita una sosta, è un altro villaggio praticamente incontaminato all'ingresso della valle dell'Everest. Anche qui consiglio il pernottamento.
Shigatse riserva qualche delusione. Quando si arriva qui, nella seconda città del Tibet, si è già fatta sufficiente indigestione di monasteri tibetani e già nel 2002 il pur splendido monastero di Shigatse non era sufficiente per non accorgersi dell'incredibile e rapido processo di modernizzazione che i cinesi stanno portando avanti nella cittadina. Già allora Shigatse era quasi una vera città cinese, immagino che ormai il processo sia stato completato. |
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Note |
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Nel 2002 il permesso per salire al campo base dell'Everest si acquistava al check point di Shegar (Old Tingri). Quello per salire al campo base dello Shisha Pangma al check point lungo la strada da New Tingri.
Per muoversi fuori Lhasa in autonomia lungo la Friendship Highway c'erano ben poche alternative. L'unico autobus pubblico era quello che collegava Lhasa a Shigatse e per quasi qualunque meta di interesse era necessario avere un permesso da esibire ai numerosi check point militari.
Tutte le vie per legali muoversi in Tibet passavano per l'agenzia governativa dello Snowland Hotel, alla quale bisognava rivolgersi per avere i permessi. Insieme ai permessi si doveva noleggiare un fuoristrada con guida turistica ed autista, le cui spese di vitto ed alloggio erano ovviamente a carico di chi chiedeva il permesso: la guida era in realtà il vecchio "ufficiale di collegamento", l'accompagnatore obbligatorio da avere al seguito per qualunque viaggio in Tibet. L'autista era altrettanto obbligatorio, non essendo riconosciuta in Cina la normale patente internazionale (e di fatto serviva ad esercitare un'ulteriore forma di controllo sui viaggiatori).
Il percorso e le tappe dovevano essere concordate in anticipo con la polizia turistica (il PSB), il che creava notevoli problemi volendo essere un po' flessibili per adattarsi alle condizioni meteorologiche, soprattutto in periodo monsonico.
Insomma, la pianificazione e realizzazione di questa viaggia, per un viaggiatore indipendente, era all'epoca piuttosto complessa e richiedeva molta pazienza e diplomazia.
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