Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Asia Overland 2002
Tratta 4 (38°-46° giorno): verso Pechino
Mezzi di trasporto
Treno lungo la ferrovia Transmongolica da Ulaan Baatar a Pechino.

Auto a noleggio per andare a Simatai a visitare la Grande Muraglia.

Pechino si gira un po' a fatica con i taxi (nel senso che intendersi con i tassisti non è semplicissimo) e più facilmente con la metropolitana. Da osservare che nella metropolitana le indicazioni sono anche in inglese.
Alloggio e pernottamenti
Vagone letto sulla Transmongolica, scompartimento coupè 2/4 di seconda classe, condiviso con una coppia di coniugi australiani.

Hotel Qianmen a Pechino, un 4 stelle piuttosto centrale, circa due chilometri a sud di piazza Tiananmen. Nel 2002 tariffe convenienti se prenotato via Internet.
Cose da non perdere e cose da lasciar perdere
Francamente Pechino non mi ha entusiasmato. Nel 2002 era una metropoli molto inquinata, molto calda, in continua ricostruzione e sempre più occidentale, anche se ricca di contraddizioni.

Di tutte le sezioni della Grande Muraglia accessibili in giornata da Pechino, quella di Simatai è sicuramente una delle più interessanti e meno invase dal turismo di massa. Qui la Muraglia è conservata piuttosto bene senza essere stata particolarmente ricostruita. Non ci sono troppe bancarelle per turisti e il sito è inserito in un bell'ambiente naturale. L'itinerario percorribile a piedi è lungo alcuni chilometri con un dislivello notevole e qualche passaggio aereo.
Le altre sezioni visitabili sono di norma molto più congestionate dal turismo e dai viaggi organizzati, ricostruite quasi del tutto e meno piacevoli.
Note
Nel 2002 procurarsi il visto per la Cina, volendola attraversare come viaggiatori indipendenti ed entrando perdipiù via terra, non era semplicissimo. Come non bastasse, l'itinerario programmato prevedeva perlomeno due entrate ed uscite a distanza di qualche settimana, entrambe con permanenze superiori ai trenta giorni, senza contare il piano di attraversare il Tibet, ufficialmente chiuso al turismo individuale.
Insomma, un bel rompicapo diplomatico.

Il punto di partenza è stato procurarsi un operativo dei voli A/R Roma-Beijing abbinato a prenotazioni fittizie, con la collaborazione di un'agenzia turistica di Milano, per dimostrare alle autorità cinesi la nostra intenzione di entrare in Cina - e soprattutto uscirne - entro i termini previsti dai visti ordinari. L'operativo è stato dunque allegato alla richiesta all'ambasciata cinese a Roma di un visto valido sei mesi con la possibilità, nel periodo, di entrare ed uscire dalla Cina due volte, ciascuna delle quali per una permanenza massima di trenta giorni, seguendo la procedura ordinaria.
Una volta ottenuto il visto base, non esiste un controllo specifico alle frontiere della Cina in merito alle modalità previste di ingresso nel Paese, aereo o via terra che siano.
Nella domanda per il visto era comunque importante, nell'indicare l'itinerario di massima che si intendeva percorrere, non far menzione della volontà di entrare in Tibet, pena il rifiuto del visto stesso.

Il periodo di permanenza massima di trenta giorni, una volta entrati in Cina, era poi estendibile abbastanza facilmente rivolgendosi agli uffici del PSB, la polizia turistica cinese, presente in qualunque città. L'unica accortezza era di fare la richiesta a ridosso della scadenza del periodo, che comunque era una procedura che poteva riservare qualche rischio nel caso non si fosse riusciti ad ottenere l'estensione, e possibilmente di non farla a Pechino, né di menzionare ovviamente l'intenzione di visitare il Tibet.
Va detto che comunque la pratica di estensione del visto era piuttosto diffusa e comune fra i turisti indipendenti in Cina, quindi il rischio era del tutto calcolato.
Infine, se la prima estensione per trenta giorni ulteriori era tutto sommato facile da ottenere, per la seconda bisognava invece essere più fortunati.

Da osservare anche che il PSB era - ed è tuttora, suppongo - l'unico canale legale al quale rivolgersi. Le agenzie che fanno pagare per procurare un'estensione in realtà si rivolgono al PSB e sono dunque una truffa.

Un tentativo con il PSB di Kashgar di estendere il visto per consentire un terzo ingresso nel Paese, esauriti i due previsti, andò invece a vuoto (si veda a tal proposito la tratta 10 del viaggio).

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