Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Asia Overland 2002
Tratta 6 (61°-69° giorno): l'arrivo in Tibet
Mezzi di trasporto
Il leggendario sleeper-bus Golmud-Lhasa, come raccontato nella scheda dell'itinerario e nel diario di viaggio.

Fuoristrada a noleggio per andare a Golmud da Lhasa.
Alloggio e pernottamenti
Lo sleeper-bus da Golmud a Lhasa è una scatola infernale dotata di cuccette lunghe circa un metro e mezzo e disposte su due piani. Dire che ci si può dormire significa essere davvero ottimisti. Cercate di accaparrarvi dei posti il più possibile avanti, almeno per respirare un po'. Considerate che, se vi va male, qui sopra potreste anche farci due notti.

A Lhasa una notte al Kirey Hotel e le restanti allo Yak Hotel. A parità di categoria (budget hotel nella zona tibetana, molto caratteristici e molto belli) era decisamente più bello lo Yak Hotel. Entrambi gli hotel, e quasi tutti gli hotel di questa categoria nel quartiere tibetano, avevano sia camere private che comuni, più economiche.
Da notare che a Lhasa il posto dove stare *è* la zona tibetana. Scegliere di alloggiare nella nuova zona cinese è un insulto a qualunque viaggio in Tibet.
Cose da non perdere e cose da lasciar perdere
Se si riesce a goderselo, il viaggio da Golmud a Lhasa è stupendo.

Lhasa è semplicemente magica. Da non perdere assolutamente un Lassi fresco prima di cena, sulla terrazza di qualche locale affacciato sulla piazza dello Jokhang.
Al piccolo kora di Lhasa conviene dedicare almeno una giornata piena.
Altro highlight imperdibile è trascorrere un pomeriggio al monastero di Sera, per assistere agli esercizi di oratoria dei monaci.
Indipendentemente da quanto è lungo il vostro soggiorno a Lhasa, lasciate le visite del Potala e del monastero di Drepung per ultime. Salire a quattromila metri lungo le infinite gradinate di queste straordinarie architetture senza essere bene acclimatati può non essere del tutto piacevole.

Da Lhasa conviene fare in giornata un'escursione a Ganden, anche per perfezionare l'acclimatamento. Ganden è un vero gioiello, una meraviglia architettonica inserita in uno scenario mozzafiato. Imperdibile questo monastero, ed imperdibile anche il percorso del Kora alto, che offre panoarmi straordinari sul monastero e sulla vallata sottostante, anche se richiede di essere già abbastanza acclimatati, poiché si spinge fino ad oltre 4.400 metri di altitudine.
Note
Nel 2002 la trafila burocratica per ottenere i documenti ed i permessi necessari per entrare in Tibet come viaggiatori indipendenti poteva essere snervante e deprimente, o rapida e veloce. Dipendeva da qual era l'obiettivo ultimo.
Come detto nella scheda dell'itinerario, l'unica possibilità legale di ingresso in Tibet via terra passava per Golmud. In teoria non era possibile entrare nella regione come turisti indipendenti, anche se esistevano molte vie illegali per provarci.

Golmud era dunque un passaggio obbligato, odiata da tutti i viaggiatori. Era inutile fare la richiesta del permesso per il Tibet in qualunque altro luogo della Cina, men che meno a Pechino; era altrettanto inutile rivolgersi direttamente al PSB, la polizia turistica che concedeva l'estensione dei visti ai turisti in tutti gli altri casi, compreso il PSB di Golmud; ed era infine inutile anche far finta di nulla e cercare di comprare il biglietto per Lhasa direttamente alla stazione degli autobus: anche ammesso di riuscire ad acquistarlo (sapendo parlare perfettamente cinese e pagandolo un prezzo dieci volte maggiore di quello che pagavano i cinesi), al primo posto di blocco fuori da Golmud si veniva irrimediabilmente fermati dalla polizia.

L'unica chiave per avere il permesso di entrata in Tibet passava all'epoca per il CITS di Golmud, l'ente governativo per il controllo del turismo in Tibet, e per un bel po' di dollari (200$ a cranio nel luglio del 2002).
Detto che il turismo indipendente in Tibet era ufficialmente vietato, il CITS di Golmud vendeva il permesso insieme ad un pacchetto "organizzato" che comprendeva il biglietto sull'autobus (quello ordinario preso dai cinesi, il famigerato sleeper-bus di cui sopra), tre notti a Lhasa ed un accompagnatore che parlava inglese. Bisognava inoltre essere in un gruppo minimo di tre persone, tassativo, per rispettare il divieto di turismo ai viaggiatori indipendenti.
Per quest'ultima regola non c'era in realtà problema: a Golmud quasi ogni giorno arrivava qualche turista individuale che voleva provare ad entrare in Tibet, e quindi bastava aspettare e mettersi d'accordo con qualcuno.
Per quanto riguardava il cosiddetto pacchetto organizzato, si trattava di fatto semplicemente di una scusa per pagare una tangente - ops, tassa - al CITS. Una volta arrivati a Lhasa, infatti, nessuno si occupava più di dove i viaggiatori individuali alloggiassero o di quanto si sarebbero fermati in Tibet, al di là dei termini previsti dal visto ordinario per la Cina. Volendo, dunque, messo piede a Lhasa si potevano abbandonare il "gruppo" e la prenotazione del CITS per le tre notti in albergo, ed arrangiarsi. Esattamente quello che decidemmo di fare noi.

A riprova di ciò, a pagamento effettuato (obbligatoriamente in Yuan ed in contanti), il CITS non rilasciava ai viaggiatori alcun documento formale, né ricevuta: nulla che comprovasse l'acquisto o il possesso di un qualunque fantomatico permesso di entrata in Tibet. Semplicemente, all'autista dell'autobus veniva opportunamente segnalato chi fra i turisti a bordo dell'autobus non doveva essere denunciato ai posti di blocco lungo la strada.
Il meccanismo, peraltro, si prestava evidentemente anche all'ingresso illegale, con la medesima modalità: bastava riuscire a mettersi d'accordo da soli con l'autista di turno e pagarlo più di quello che riceveva dai funzionari del CITS, comunque molto meno dei 200$ lasciati allo stesso CITS per avere il "permesso regolare". Oppure, in modo analogo, pagare i camionisti che andavano a Lhasa.

Una buona percentuale di viaggiatori indipendenti, in effetti, all'epoca entrava in Tibet in questo modo.

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