Orizzontintorno Carlo Paschetto
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Western Balkans (2013)
mille e uno tornanti fra avanzi di guerre recenti
Mezzi di trasporto
Volo Milano-Tirana
Auto a noleggio
Alloggio e pernottamenti
Tutti gli hotel sono fra i cinque e i quindici minuti a piedi dai rispettivi centri città, in posizione strategica e abbastanza facili da raggiungere arrivando in auto. WiFi gratuito e posto auto in tutti e quattro.

Mondial hotel a Tirana. Dei quattro elencati è il più datato, ma le camere sono pulite, il servizio è molto buono e il personale estremamente gentile. Colazione scarsina. Un tre stelle un po' tirato, ma ci tornerei.

City Park hotel a Skopje, a una quindicina di minuti a piedi dal centro. Nuovo, ottimo servizio, personale cortese. Camere piccole, ma full optional. Colazione discreta. Fra le tre e le quattro stelle. Unico vero neo, attorno non c'è quasi nulla e per mangiare bisogna più o meno rimanere in centro, il che vuol dire che se siete a zonzo a metà pomeriggio avete poca scelta: o rinunciate a passare in hotel per riposare e darvi una rinfrescata, e tirate l'ora di cena in qualche modo, o vi fate la doppia camminata avanti e indietro dall'hotel, che è un po' una seccatura.

Hotel Nartel a Pristina. Nuovissimo, full optional, con palestra gratuita (volendo). Quattro stelle piene. Colazione migliorabile, ristorante buono, anche se con menù limitato. Personale disponibile.
Il Nartel all'apparenza è lontano dal centro, ma in realtà sono i soliti quindici-venti minuti a piedi. La zona è però un po' periferica, malmessa e in fase di ricostruzione: rientrare la sera a piedi col buio non è invitante. In ogni caso, oltre al ristorante interno, ce n'è anche uno proprio davanti all'hotel che pare parecchio esclusivo.

Ziya hotel a Podgorica. È centralissimo, basta praticamente attraversare la strada per trovarsi nel quadrilatero di strade principali della capitale. Interamente ristrutturato, in una bella villa immersa nel verde, dei quattro hotel è certamente quello di categoria più alta. Personale estremamente gentile e disponibile. Un po' upscale se vogliamo, ma il rapporto prezzo/qualità è sicuramente vincente.
Cose da non perdere e cose da lasciar perdere
In generale l'Albania è il più arretrato dei quattro Paesi, se escludiamo il fatto che il Kosovo mostra ancora (2013) le ferite inesorabili della recente guerra. Ciò nonostante, quanto a infrastrutture, rete stradale e servizi, la ricostruzione sta facendo passi rapidissimi e paradossalmente è più facile viaggiare in Kosovo che in Albania, perlomeno con un occhio alla sicurezza.

Tirana è il vuoto assoluto, ma ancor più (contro le mie aspettative) lo è Durazzo: almeno a Tirana la gente è accogliente e la città è piuttosto viva, nonostante il grigiore circostante. Il centro di Durazzo sembra uscito da Gomorra, ma va detto che non abbiamo visitato la zona delle spiagge, dove probabilmente c'è molta più animazione e colore.

La Macedonia assomiglia perlopiù alla Grecia. Il lago di Ohrid è la meta turistica più gettonata del Paese e in agosto si nota. La sosta in città comunque vale la pena e un paio d'ore sono sufficienti per la visita del centro e dei monasteri.
Skopje è la capitale, fra le quattro visitate in questo viaggio, più sorprendente. Il centro città è oggetto di un surreale piano di riqualificazione che contempla la costruzione di edifici assurdamente grandi in stile neoclassico e la posa di gigantesche statue e fontane che dovrebbero celebrare un illustre passato storico, in verità inesistente (se consideriamo che le statue più faranoniche sono dedicate ad Alessandro Magno e Filippo il macedone).
Arrivando di notte sulle rive del fiume Vardar si rimane colpiti dalla prospettiva monumentale del centro città e dai giochi di luce, tanto da chiedersi come possa un tale gioiello essere rimasto perlopiù sconosciuto al resto dell'Europa. La risposta arriva con una semplice passeggiata in centro al mattino successivo: è tutto finto, in gran parte ancora in costruzione, e la prospettiva reale riporta il perimetro urbano a una dimensione molto più ridotta di quanto possa apparire a prima vista.
C'è persino un falso arco di trionfo che al tatto sembra ricoperto di plastica bianca, invece che di marmo, e non manca il mausoleo dedicato a Madre Teresa, nata a Skopje, estremamente kitsch come il resto della città nuova.
Il tradizionale bazar è invece rimasto come un tempo, un evidente punto di incontro fra la cultura occidentale e quella turca, ed è molto vivo: merita la visita.

Del Kosovo si potrebbero scrivere pagine, o anche nulla: dipende un po' da quello che ci si aspetta.
La strada per Prizren è molto bella, la città è in buona parte ricostruita e la cattedrale ortodossa di Nostra Signora di Ljeviš, patrimonio dell'Unesco, giace abbandonata in rovina nel centro, circondata da un inutile filo spinato messo a protezione della struttura dai militari della KFOR.
Pristina è una città eufimisticamente "parecchio brutta", il cui centro è oggetto di un'intensa attività di ricostruzione totale in chiave moderna e occidentale, che esaspera il contrasto fra ciò che è nuovo e tirato a lucido, le centinaia di cantieri aperti ovunque, i vecchi palazzi popolari e in generale quanto sopravvissuto ai bombardamenti e agli orrori della pulizia etnica. L'angoscia che emana è tutt'altro che moderata dalla presenza massiccia delle forze di pace, corpi diplomatici e stranieri attratti dal business della ricostruzione.
Pejë è situata in una bella posizione ai piedi delle montagne che segnano il confine col Montenegro e la Serbia. È anch'essa quasi totalmente ricostruita. Il monastero ortodosso che si trova poco fuori città, sede del patriarcato e patrimonio dell'Unesco, è ben conservato grazie agli sforzi della KFOR, che ne garantiscono la protezione. È un luogo tranquillo solo all'apparenza, adagiato sulle rive di un fiume all'ingresso di un canyon, che comunica una strana atmosfera pensando alla guerra.
La strada che va da Pristina a Pejë è costellata di testimonianze della pulizia etnica, dalle case rase al suolo ai mausolei dedicati ai caduti, perlopiù dell'UCK.

Il Montenegro assomiglia paesaggisticamente all'Italia e non è raro sentirsi davvero a casa. La regione montuosa interna è quasi incontaminata e molto bella, con canyon spettacolari e cime impegnative. Ospita alcune piccole località turistiche che sono il punto di partenza per escursioni e ascensioni alpinistiche, che in taluni casi sono anche dotate di strutture per gli sport invernali.
La costa adriatica è in gran parte rovinata da uno sviluppo urbano che ricorda molto quello della nostra Liguria ed è affollata come la costa opposta romagnola.
Il fiordo di Kotor merita la visita, ma vi sembrerà comunque di essere sui laghi lombardi. Per contro, la strada che collega Kotor a Cetinje attraverso le montagne è tanto spettacolare quanto impegnativa.
Podgorica, a mia memoria, è la capitale più inutile, grigia e brutta che abbia mai visitato. Non c'è assolutamente nulla per cui valga la pena di fermarsi.
Note
In Kosovo circola normalmente l'euro ed è distribuito anche dai bancomat.

Se fate la carta verde in Albania vale per tutti e quattro i Paesi. Il Kosovo, peraltro, viene di fatto considerato dagli albanesi una loro provincia, perlomeno da Pristina in giù.

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